Come gestire ChatGPT nei compiti a casa, una guida per insegnanti

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Ammettiamolo, oggi assegnare un tema, una ricerca o una relazione da svolgere a casa è diventato un po’ più complicato. Con ChatGPT, uno studente può ottenere in pochi secondi un elaborato completo, magari anche ben scritto, senza aver necessariamente compreso l’argomento. E per un insegnante capire quanto di quel lavoro sia stato svolto autonomamente è tutt’altro che semplice.

Possiamo vietare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, chiedere agli studenti di dichiararlo o cercare di riconoscerne le tracce nei testi, ma come possiamo davvero controllare ciò che accade durante i compiti a casa? Nemmeno i software che promettono di individuare i contenuti generati dall’AI offrono garanzie sufficienti.

Personalmente, credo che continuare ad assegnare e valutare i compiti come facevamo prima di ChatGPT sia sempre meno realistico. Occorre ripensare alcune attività e soprattutto il modo in cui vengono valutate, cercando di capire cosa gli studenti abbiano realmente imparato, indipendentemente dalla qualità dell’elaborato consegnato.

Perché vietare ChatGPT nei compiti a casa non risolve il problema

Immaginiamo di assegnare a una classe un tema sulla Rivoluzione francese, specificando che è vietato utilizzare ChatGPT. Uno studente scrive tutto autonomamente, un altro chiede all’AI di preparare una scaletta e un terzo si limita a copiare un testo generato in pochi secondi. Alla consegna, potremmo ritrovarci con tre elaborati di qualità simile, senza avere elementi sufficienti per stabilire quanto ciascuno studente abbia lavorato davvero.

Il divieto, quindi, può stabilire una regola, ma non permette di verificare che venga rispettata. Chiedere agli studenti di dichiarare l’utilizzo dell’AI è una possibilità, anche per abituarli a un comportamento trasparente, ma chi decide di consegnare un compito generato interamente con ChatGPT potrebbe semplicemente non dichiararlo.

A mio avviso, sarebbe più utile distinguere i compiti assegnati per esercitarsi da quelli utilizzati per attribuire un voto. Una ricerca svolta a casa può servire per approfondire un argomento, raccogliere informazioni e prepararsi a una lezione, anche prevedendo un utilizzo regolamentato dell’intelligenza artificiale. Se invece vogliamo valutare la capacità dello studente di scrivere autonomamente, dobbiamo prevedere almeno una prova nella quale possiamo osservare direttamente quella competenza.

Pensiamo a uno studente che consegna una relazione sui cambiamenti climatici. Anziché attribuire il voto esclusivamente al testo, possiamo chiedergli di spiegare un dato che ha citato, giustificare una conclusione oppure applicare quanto studiato a un caso differente, attraverso una breve attività svolta in classe. Se riesce a farlo, abbiamo elementi concreti per valutare la sua comprensione. Se incontra difficoltà, possiamo individuare quali conoscenze deve ancora consolidare, senza dover dimostrare che abbia utilizzato ChatGPT.

Naturalmente, non possiamo organizzare una verifica dopo ogni compito, ma possiamo programmare momenti di valutazione autonomi e collegati alle attività domestiche, evitando che un elaborato svolto senza supervisione diventi l’unica prova delle competenze dello studente.

Come riconoscere un compito scritto con ChatGPT e quali segnali osservare

Prima di cercare di riconoscere un compito generato con ChatGPT, credo sia indispensabile che gli insegnanti imparino a conoscere e utilizzare direttamente le intelligenze artificiali. Non possiamo rimanere dall’altra parte, senza comprendere gli strumenti che gli studenti hanno già a disposizione. Un esercizio utile consiste nel sottoporre a ChatGPT una consegna realmente assegnata alla classe, modificando progressivamente le istruzioni per osservare come cambiano il linguaggio, la complessità e la qualità dell’elaborato. Possiamo persino chiedergli di scrivere come uno studente di seconda superiore, utilizzare un lessico più semplice o inserire qualche imperfezione, rendendoci conto di quanto sia difficile riconoscere un testo generato artificialmente.

Le allucinazioni e gli errori dell’AI che un insegnante dovrebbe conoscere

Le allucinazioni di ChatGPT sono informazioni inventate o inesatte presentate come attendibili. Alcune sono particolarmente insidiose perché vengono inserite in spiegazioni corrette e accompagnate da riferimenti apparentemente credibili.

Tra gli errori che possiamo incontrare troviamo:

  • Fonti autentiche con contenuti inventati, quando ChatGPT cita uno studio realmente esistente attribuendogli conclusioni che gli autori non hanno mai formulato.
  • Riferimenti bibliografici alterati, con pubblicazioni autentiche associate ad autori sbagliati, titoli modificati o codici DOI inesatti.
  • Citazioni ricostruite, nelle quali una frase coerente con il pensiero di un autore viene presentata tra virgolette senza comparire realmente nelle sue opere.
  • Informazioni aggiunte ai documenti, soprattutto nei riassunti, quando l’AI introduce dettagli o collegamenti assenti nelle fonti originali.
  • Risposte che ignorano parte della consegna, magari corrette dal punto di vista generale, ma prive dei riferimenti specifici richiesti dall’insegnante.
  • Interpretazioni presentate come fatti, particolarmente problematiche nelle materie storiche, filosofiche e sociali, dove occorre distinguere le posizioni degli studiosi dalle conoscenze accertate.

Le caratteristiche ricorrenti dei testi generati con ChatGPT

Oltre agli errori, possiamo osservare alcune particolarità nella costruzione degli elaborati, soprattutto se conosciamo già lo stile abituale dello studente.

  • Argomentazioni generiche, che sviluppano considerazioni condivisibili senza approfondire realmente l’argomento richiesto.
  • Ripetizioni mascherate da approfondimenti, con lo stesso concetto riproposto più volte attraverso formulazioni differenti.
  • Strutture troppo regolari, con paragrafi simili, elenchi ricorrenti e conclusioni che ripetono quanto già spiegato.
  • Riferimenti poco pertinenti alle lezioni, con spiegazioni corrette ma prive di collegamenti ai materiali effettivamente studiati.
  • Residui delle istruzioni, come segnaposto, note operative o frasi rivolte all’utente rimaste accidentalmente nel testo.

Naturalmente, nessuno di questi elementi dimostra che un compito sia stato scritto con ChatGPT, così come i software di rilevamento automatico possono produrre falsi positivi e falsi negativi. Se un elaborato suscita dubbi, possiamo chiedere allo studente di rintracciare una fonte, spiegare un’affermazione o ricostruire il ragionamento seguito. Sono verifiche più utili di una percentuale restituita da un AI detector, perché permettono almeno di accertare quanto lo studente conosca e comprenda il lavoro consegnato.

Infografica con sei possibili segnali di un compito scritto con ChatGPT e indicazioni per evitare falsi positivi e verificare la comprensione dello studente.

Come ripensare i compiti a casa considerando l’uso di ChatGPT

Se uno studente può chiedere a ChatGPT di scrivere un tema, completare una ricerca o risolvere un problema, dobbiamo rivedere il modo in cui formuliamo le consegne, partendo dagli obiettivi che vogliamo raggiungere. Prima di assegnare un’attività, per esempio, dovremmo chiederci quale competenza intendiamo esercitare e come potremo verificare che lo studente l’abbia effettivamente acquisita. Continuare ad assegnare compiti identici a quelli di qualche anno fa, dando per scontato che il risultato sia frutto del lavoro autonomo, rischia di rendere la valutazione poco rappresentativa delle capacità individuali.

Prendiamo un esempio di storia. La consegna tradizionale potrebbe essere “Scrivi una ricerca sulle cause della Rivoluzione francese”, un’attività che ChatGPT può completare senza difficoltà, producendo un testo ordinato e apparentemente approfondito. Una consegna alternativa potrebbe partire da due brevi documenti storici, uno relativo alla crisi finanziaria della monarchia e l’altro alle disuguaglianze fiscali tra i ceti, chiedendo agli studenti di individuare quali problemi emergono da ciascuna fonte, spiegare come siano collegati e sostenere le proprie interpretazioni attraverso passaggi precisi dei documenti. In tal modo, il lavoro richiede un’analisi delle fonti che possiamo successivamente approfondire e discutere in classe.

Naturalmente, anche un’attività del genere può essere affidata a ChatGPT, quindi rendere una consegna più articolata non basta a impedire che lo studente deleghi il lavoro all’intelligenza artificiale. Possiamo però organizzare l’esercitazione in due momenti, facendo preparare a casa l’analisi dei documenti e proponendo successivamente in classe una terza fonte, mai utilizzata in precedenza. Se lo studente ha compreso il rapporto tra crisi economica, privilegi fiscali e tensioni sociali, potrà applicare il ragionamento anche al nuovo documento, permettendo all’insegnante di osservare direttamente le competenze acquisite.

Un’altra possibilità, che personalmente trovo interessante, consiste nell’inserire ChatGPT direttamente nella consegna, soprattutto quando vogliamo sviluppare la capacità di verificare le informazioni. Durante una lezione di scienze, per esempio, possiamo chiedere agli studenti di generare una spiegazione sull’effetto serra, confrontarla con il materiale studiato e individuare eventuali imprecisioni, distinguendo il fenomeno naturale dall’aumento dell’effetto serra dovuto alle attività umane. Le correzioni dovranno essere motivate attraverso fonti verificabili e potranno essere discusse in classe, perché chiedere semplicemente a un’altra AI di controllare la prima non sarebbe un esercizio particolarmente utile.

Rimangono naturalmente attività per le quali l’esercizio individuale senza assistenza è indispensabile, dalla produzione scritta alla risoluzione di problemi matematici. Possiamo continuare ad assegnarle a casa per allenare le competenze, senza attribuire automaticamente al risultato consegnato il valore di una prova autonoma. Dopo aver assegnato alcuni problemi sulle equazioni, per esempio, possiamo proporre in classe un esercizio con dati differenti e chiedere agli studenti di spiegare i passaggi utilizzati, verificando se abbiano realmente compreso il procedimento anziché limitarsi a presentare una soluzione corretta.

Infografica su come ripensare i compiti a casa con ChatGPT, proponendo analisi delle fonti, ragionamento, verifica e uso critico dell'AI.

Come verificare e valutare ciò che gli studenti hanno realmente imparato

Se un compito è stato svolto a casa, la qualità dell’elaborato non basta per valutare le competenze dello studente, soprattutto considerando la possibilità che abbia utilizzato ChatGPT. Possiamo però affiancare al lavoro domestico brevi prove individuali in classe, costruite per verificare una capacità specifica senza dover organizzare ogni volta un’interrogazione o una verifica completa.

Bastano anche dieci minuti, purché l’attività richieda di applicare autonomamente ciò che lo studente avrebbe dovuto imparare durante il lavoro a casa. Ecco alcuni esempi:

  • Italiano: dopo un testo argomentativo svolto a casa, proporre una tesi differente e chiedere di sviluppare un’argomentazione personale, motivando la propria posizione.
  • Storia: dopo una ricerca sulla Rivoluzione francese, fornire una fonte storica mai analizzata prima e chiedere di collegarla agli eventi studiati, spiegando il ragionamento.
  • Matematica: dopo alcuni esercizi domestici, proporre un problema con dati differenti e chiedere di illustrare i passaggi necessari per risolverlo.
  • Scienze: dopo una relazione sui cambiamenti climatici, presentare un grafico e chiedere di interpretarne i dati utilizzando le conoscenze acquisite.

Anche i criteri di valutazione devono distinguere la qualità del materiale consegnato dalle competenze dimostrate autonomamente. Per una ricerca di storia, per esempio, possiamo valutare la correttezza delle informazioni e l’utilizzo delle fonti nell’elaborato, verificando separatamente la capacità di interpretare un documento durante un’attività individuale. Un testo impeccabile non dovrebbe quindi garantire automaticamente un voto elevato se lo studente non dimostra di conoscere l’argomento.

Onestamente, manterrei i compiti a casa come occasioni di esercitazione e approfondimento, programmando verifiche autonome soltanto nei momenti più significativi del percorso didattico. Non serve controllare ogni singola consegna, ma raccogliere nel tempo elementi sufficienti per attribuire una valutazione che rispecchi le competenze effettivamente osservate.

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